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LA MAGIA SVELATA di Fulvio Rendhell – IL RITORNO »

Dopo anni di assenza, questo autunno riprenderà la storica Rubrica “La Magia Svelata” a cura di Fulvio Rendhell.

Verranno riproposti i vecchi ed indimenticati articoli redatti da uno dei più grandi Maestri ancora viventi, Fulvio Rendhell che per tanti anni  ha animato la storica Rivista “Il Giornale dei Misteri” . Nei suoi articoli, il Maestro Rendhell  con grande semplicità affrontava tematiche legate all’occulto, al misterioso mondo della Magia, del mistero, prendendo spunto dai tantissimi casi che gli venivano sottoposti da persone da tutta Italia e dal mondo. Grazie a questa sua fervente attività di divulgatore del Mistero, generazioni di giovani e non, hanno potuto conoscere nel modo giusto, senza superstizioni e pregiudizi uno degli aspetti più oscuri della Conoscenza. Il Maestro Fulvio Rendhell è uno dei massimi esperti mondiali di incantesimi, malefici, sortilegi, che comunemente vengono denominati fatture.Per tutta la sua vita ha affrontato sia a livello teorico che pratico questi aspetti della Magia che spesso coinvolge tante persone nei vari settori esistenziali, compresi quello dell’amore, degli affari della fortuna. Verranno quindi riproposte diverse storie che riguardano le fatture che il Maestro Rendhell ha descritto su riviste specializzate, storie da lui seguite direttamente.

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PRESENTAZIONE DEL LIBRO”LA TESTA DELL’IDRA” DI MARILINA VECA” LIBRERIA “ARION” -ROMA 13 APRILE 2013 »

LOCANDINA TESTA IDRA

Cronaca romanzata di uno dei fatti di cronaca nera forse più atroci commessi nel nostro paese, se non altro per le modalità postume al delitto, una sorta di uccisione reiterata, di una povera creatura di poco più di dodici anni, rapita da un balordo e segregata e da questi prostituita ad un intero paese che sapeva, taceva, si chiudeva a cerchio proteggendosi in uno strenuo tentativo di eliminare anche solo l’dea che tale nefando delitto si stesse consumando a pochi passi dalle loro calde, eleganti, rassicuranti dimore, dove dormivano protetti e preservati i propri figli, magari compagni di scuola della sventurata martire. Padri di famiglia che, una volta usciti dal teatro della loro mostruosità manifesta, forse rimuovevano che tale orribili atti fossero proprio loro, normali, bravi cittadini e padri di famiglia a commetterli.
Un’anima innocente, seviziata nel corpo e nell’anima non solo dagli stupratori, ma da un’intera comunità con il loro silenzio, la loro complicità, le loro connivenze. L’inumanità di chi vilmente, coscientemente ignorò, tacque su ciò che si stava consumando a pochi passi da casa loro, un crimine efferato che avrebbe pesato sulla intero paese, trasformandoli tutti in una comunità di mostri. Violata ed uccisa nuovamente, dopo la sua morte da un articolo di una testata cattolica che definì la povera creatura “fanciulla degradata” ed ulteriore mostro, assassino fu un uomo politico del tempo che, parlando della povera vittima sacrificale di quel delitto, la definì “fanciulla degradata”.
Una storia di normale mostruosità, quella raccontata da Marilina Veca nel suo “La testa dell’Idra”. Cronaca romanzata di un delitto atroce commesso da gente normale, da bravi ed esemplari padri di famiglia trasformatisi in mostri violentatori di una bambina di dodici anni. Mostri che turpemente, inumanamente, dopo aver compiuto il macabro rituale della consumazione di uno stupro sull’innocente creaturina, ritornavano “uomini” pronti a rientrare nei ruoli che rivestivano in quella “onorata società” di cui facevano parte anche in qualità di notabili e potenti, ossequiosi del loro vecchio “IO”. Davanti ad episodi come questo viene spontaneo chiedersi: come è possibile tutto ciò, da dove proviene tanto male, cosa spinse tutte quelle “brave persone” a commettere tanto male? Che cos’è il male, come si genera quali sono le dinamiche che trasformano gente normale, noi stessi, in mostri? E’ ciò che ci chiediamo ogni qualvolta un atrocità viene commessa. Ed è l’interrogativo che per me è stato sempre presente, in ogni riga del romanzo di Marilina Veca. Pagine e pagine, dalla prima all’ultima riga dove sempre la stessa domanda trapela, ci incalza, ci impone di riflettere. Perché tanto male commesso da tante persone contro una sola innocente, indifesa bambina? Che forse spiriti maligni si siano impossessati di quelle brave persone, normali e stimate, in una passiva accettazione dell’etica manichea, che impone che la responsabilità del male sia attribuibile ad una natura esterna, estranea, nemica? Allora ho cercato di capire, di trovare le risposte, riga dopo riga. Atto dovuto alla povera creatura che Marilina, con il suo amore, la sua dolce, paziente e coraggiosa investigazione, (e lei stessa ci racconterà dopo quanto coraggio ci sia voluto a riportare in vita quella martire) ha strappato al sepolcro comodamente protettivo, dove l’avevano premurosamente riseppellita, complice l’oblio del tempo, i suoi torturatori ed assassini, quelli ancora in vita.
Mostro! Cosa è, chi è il mostro? Forse ci può aiutare la parola tedesca “unmensch”, alla lettera un “non uomo”. Una parola densa di negazione, di ombre. È un non uomo chiunque non sia “Noi” in quanto lo consideriamo inferiore, magari per etnia, razza, sesso. Mostro è il persecutore, il torturatore, lo sterminatore, il genocida. Mostro è l’assassino di figli, di genitori, lo stupratore del branco, l’assassino seriale e potremmo andare avanti per chissà quanto, attingendo alla cronaca passata e presente che quasi quotidianamente ci offre, senza pietà, fatti che sono esempi di “male assoluto”. Invece c’è qualcosa, nel cosiddetto “male assoluto”, che non è affatto mostruoso o inumano, ma proprio “umano, troppo umano”. Qualcosa che riguarda tutti, almeno come “possibile possibilità”, non ancora espressa. Quella “possibile possibilità” che un’intera comunità sperimentò in quel lontano 1968 in quel paese del cuneese al cospetto di un’inerme creatura. Fatti narrati dalla “Testa dell’Idra” di Marilina Veca con mano leggera, delicata, forte, potente, severa, dell’investigatore implacabile. “Il mostro non è come noi”:così forse pensavano quelle persone prima di quei fatti che li videro “mostruosi”protagonisti in quel lontano 1968. Il mostro non è uno di noi; è colui che violenta sia le anime sia i corpi, che stermina, che trucida le donne, gli uomini, i vecchi, i bambini al pari dei genocida di Armeni, Ebrei, ex Yugoslavi, Ruandesi o del Darfur.
In questa illusione loro, noi, i cosiddetti normali, ci culliamo, ci consoliamo, inorridiamo davanti alla violenza e alle morti, che segnano e hanno segnato i nostri tempi. No, noi non siamo mostri, non possiamo esserlo, non lo saremo mai. Noi donne e uomini normali, di buona famiglia e di buona cultura, troppo certi e rassicurati dalla nostra normalità, della nostra bontà e umanità. A noi mai potrà capitare di frequentare la “follia del male”. E se è così, la loro follia, ossia quella degli “altri” che compiono quel male, è una condizione patologica, un “qualcosa”, magari un errore genetico, che li fa essere quel che sono. Ed era proprio questa certezza che induceva quelle brave persone a pensarlo come assoluto, radicale, folle quel male che non li avrebbe mai toccati, di cui leggevano nelle cronache o nella storia, prima di quel disgraziato tempo, costruendosi, col pretesto della mostruosità, una comoda e rassicurante via di fuga dall’orrore per il cosiddetto male assoluto, radicale; una via lungo la quale si rifugiarono e ci rifugiamo anche noi, per sfuggire all’orrore della nostra “possibile possibilità”. Quale grado di conoscenza abbiamo di noi stessi? Che fiducia possiamo avere nel pronosticare cosa faremmo o meno in situazioni in cui non ci siamo mai trovati prima. Il nostro vecchio “io” potrebbe non funzionare. Ma fino a che punto conosciamo noi stessi, i nostri punti di forza, le nostre debolezze? La conoscenza di noi stessi deriva dalla sicurezza di risposte date dal nostro comportamento in situazioni abituali o, di contro, dall’essere esposti a contesti totalmente nuovi, in cui noi non sappiamo ciò che conseguirebbe dal trovarci in situazioni non abituali. Naturalmente, comprendere il perché, non è scusare, assolvere, ma potrebbe aiutarci ad intendere e possibilmente a prevenire il male, compiendo delle scelte in prima persona, imparando a dire, ad urlare “NO”. Ma come si resta preda di quello che Philip Zimbardo definì “Effetto Lucifero” riferito ai processi di trasformazione che si verificano quando persone buone o normali si trasformano in mostri compiendo atti atroci. Lo psicologo americano, compì un tentativo di comprensioni di tali dinamiche trasformative con quell’esperienza definita “Esperimento carcerario di Stanford”.
Questo esperimento fu effettuato nell’agosto 1971 nel dipartimento di Psicologia dell’Università di Stanford a Palo Alto in California, diretto appunto dal Prof. Zimbardo. Un gruppo di ventiquattro volontari scelti con molta cura, nessuno con precedenti penali, né con trascorsi di droga, partecipa ad un esperimento di prigionia simulata. A metà di loro, estratti a sorte, viene assegnato il ruolo di guardie ed agli altri il ruolo di prigionieri. Alle guardie viene detto che devono fare il necessario per mantenere l’ordine e la disciplina tra i prigionieri con la sola accortezza di evitare abusi e punizioni fisiche. La domenica del 15 agosto inizia l’esperimento. I prigionieri vengono prelevati dalle loro case da veri poliziotti e condotti prima nella stazione di polizia, poi nei locali dell’università adattati a prigione, dove vengono sottoposti ai vari rituali di degradazione, più o meno come quelli svolti in occasione di arresti veri: fotografati e schedati, vestiti da galeotti e provvisti di numero di identificazione sul petto e sulla schiena. Una catena alla caviglia che ne limita i movimenti. Le guardie in uniforme con occhiali a specchio che impediscono la visione dello sguardo.
L’esperimento doveva durare due settimane, ma già dal secondo giorno iniziano a manifestarsi comportamenti imprevisti tra le guardie che sembrano prendere troppo seriamente il loro ruolo, manifestando comportamenti aggressivi e violenti. Il venerdì aggressioni fisiche e psichiche, poste in essere dalle guardie nei confronti dei prigionieri, costrinsero il Prof. Zimbardo ad interrompere l’esperimento, liberando le vittime e anche i persecutori che, una volta fuori dallo “scenario”, risultarono essere di nuovo normali, stabili, sani e senza tare morali. Insomma nessuno di loro era un mostro.
Una delle principali conclusioni dell’esperimento carcerario di Stanford, rapportabile anche ai fatti narrati nella “Testa dell’Idra” di Marilina Veca è che il potere pervasivo, benché impalpabile, di una quantità di variabili situazionali, può avere la meglio sulla volontà individuale di resistere, di dire “NO”. La de-umanizzazione è uno dei processi centrali nella trasformazione di persone normali, comuni, in esecutori di male, indifferenti o persino gratuiti.
La de-umanizzazione è come una cataratta corticale che offusca il pensiero di un individuo e gli fa percepire altri individui come subumani, facendo sì che alcune persone giungano a vedere gli altri come nemici che meritano di essere tormentati, torturati, annientati, per il solo fatto di essere “altri da sé”.
E fu proprio ciò che accadde in quel disgraziato paese, a quella povera creatura, massacrata e uccisa più volte dalla normale mostruosità di una intera tranquilla comunità.

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IL TAOISMO – di Alexandra Rendhell »

La Magia Segreta è una rubrica che vuole riscattare nelle tematiche occulte l’immagine femminile, spesso rimasta ai margini della sapienza arcana. L’emarginazione della donna nelle società dei tempi passati si è fatta risentire anche nell’esoterismo tradizionale, sicché la figura del mago si è imposta sulla trascurata figura della maga, vista per lo più come semplice strega.
Ma la magia ortodossa pone l’elemento maschile e quello femminile su un piano paritario e complementari tra loro. Oggi la parità solare e lunare deve essere rivalutata e posta nella sua giusta luce. Questa rubrica tende a coprire una lacuna nel mondo del trascendente, là dove la maga affianca il mago sullo stesso trono, per esplorare i misteri più profondi dell’occulto, i quali affondano le radici nella storia millenaria magica.

MAGIA SEXUALIS
di Alexandra Rendhell

IL TAOISMO
Parte Prima

Un grande albero che cresce da un piccolo germoglio,
una torre di novanta piani che sorge da un mucchietto di terra,
un viaggio di mille miglia che comincia da un unico passo.

LA SCIENZA DELL’AMORE

Con il Taoismo, continua il nostro viaggio iniziato circa cinquemila anni fa tra gli splendidi magici templi di Sumer nei quali Sacerdoti e Sacerdotesse praticavano amplessi rituali per celebrare e rinnovare il primo atto magico: la creazione dell’universo, l’atto creativo dal quale si originò tutto ciò che è creato. Un atto “d’amore” folgorativo dell’unione dei due poli che nelle cerimonie a carattere jerogamiche (nozze col dio) avveniva attraverso l’unione sessuale della Sacerdotessa (polarità negativa) con il Sacerdote (polarità positiva) e tra questi e i fedeli quando ve ne era necessità. Siamo stati ospiti della splendida decaduta Babilonia, ci siamo stupiti del sofisticato sistema sacerdotale e del prestigio goduto dalla casta sacerdotale che aveva, tra gli altri, il compito di “istruire” gli adolescenti alla sublime arte del sesso a fini rituali e per il proprio e altrui piacere. Siamo poi stati, purtroppo, anche testimoni della decadenza della sessualità sacrale con la conseguente demonizzazione del sesso ad opera delle sopraggiunte religioni monoteistiche. Abbiamo ammirato insieme le bellezze architettoniche dei templi dell’amore nell’area dell’indo, civiltà che con la filosofia tantrista sofisticò e esoterizzò il sesso rituale rinchiudendolo all’interno di circoli esclusivi ad uso e consumo di alti iniziati. Ed infine, ci siamo calati fin nelle profondità dei segreti delle Piramidi egizie per scoprire tracce di riti a carattere sessuale che, con moltissima difficoltà, abbiamo creduto di individuare nelle varie confraternite di donne sacre votate alla rigenerazione della corrente energetica del faraone. Ora, il nostro viaggio ideale a ritroso nel tempo, prosegue nella lontana, antichissima terra di Cina, molte migliaia di anni fa, nessuno sa quando, ma noi ci fisseremo una data approssimativa, il VI secolo a.C., quando Lao Tzu, filosofo coevo di Confucio, espose in un libro, il Tao-te ching, la filosofia del non-agire (wu-wei), dell’arte di vivere in armonia. Questo, peraltro brevissimo testo, appena cinquemila parole, ancora oggi costituisce la prima fonte, l’approccio primario al Taoismo. Ma che cos’è il Taoismo? E’ una forma di saggezza, una filosofia di vita che ha contribuito non poco a rafforzare i mitici caratteri di riflessione e ponderatezza del popolo cinese. Alla base della filosofia Taoista c’è la convinzione che il Tao è la forza infinita della natura, che l’uomo è piccola cosa nei confronti di essa e che solo entrando in armonia con essa si ha la possibilità di diventare parte integrante di quella forza infinita. Il Tao non è una religione, è un modo di vivere in armonia ed integrazione con l’universo e tutte le sue forme. In questa nostra trattazione ci interesseremo in particolare del taoismo magico o Via della forza.
IL CONTROLLO DELL’EIACULAZIONE
L’essenza del pensiero Taoista è il durare e durare a lungo e tale precetto può essere posto in atto solo quando si è in armonia con tutto il creato. Qualità richiesta è la naturalezza dei gesti delle parole, niente di coercitivo e di mortificante, un’agire in nome e per conto della natura alla quale apparteniamo come componenti essenziali di quella forza infinita che tutto pervade. Nella vita quotidiana il Tao trova applicazione specialmente in quella che è la sezione inerente la sessualità quale via per una vita armoniosa ed appagante per entrambi i sessi. Ricordo che nel nostro occidente di tale argomento a carattere clinico e psicologico si sono interessati in tempi recenti scienziati come Kinsey, Masters e Johnson, sessuologi, che per primi, con i loro studi approfonditi e di confine, hanno affrontato il problema del piacere sessuale approvando la ripetuta interruzione dell’amplesso al fine di ritardare e controllare l’eiaculazione da parte del maschio per far prolungare il piacere della donna. Conclusioni che gli antichi e in particolare i Cinesi seguaci del Tao avevano già messo in pratica migliaia di anni prima. Perché questa necessità da parte dell’uomo di controllare l’emissione del seme? In tutte le discipline di realizzazione a carattere sessuale, come abbiamo visto con il Tantrismo ad esempio, la necessità di controllarsi da parte del maschio è dettata dalla convinzione che l’orgasmo e la eiaculazione non sono la stessa cosa e identificare l’eiaculazione con il climax del piacere è un errore definito estremamente pericoloso per la salute. Questa convinzione nasce dal fatto che il seme maschile è una delle essenze vitali e non va quindi “sprecata” in maniera incontrollata. Un importante medico cinese del 618 d.C. in un suo testo dal nome “La Ricetta Inestimabile” scrive: Se un uomo spreca il suo seme, si ammalerà, e se con incauta spensieratezza l’esaurirà, morirà. Ciò per comprendere l’importanza che veniva data al controllo di questa funzione da parte dell’uomo non soltanto nell’ambito degli amplessi sessuali a carattere realizzativo magico, ma nella vita quotidiana di qualsiasi uomo anche se non iniziato. Il controllo dell’eiaculazione permette all’uomo di conservare la propria essenza vitale, aumentandola con il ripetersi degli amplessi e allo stesso tempo soddisfa per lungo tempo la sua compagna traendo, in questo modo, maggior beneficio dal prolungato assorbimento dell’essenza l’uno dall’altro e cioè l’uomo assorbendo il principio Yin dalla compagna e questa assimilando l’energia Yang dall’uomo. In quest’armonica osmosi i due partner raggiungono così una serenità ed un equilibrio senza pari, che è detta appunto il Tao dell’amore che non si esaurisce nel fulmineo lampo di un orgasmo, ma dura a lungo e nutre con il suo calore le essenze più profonde dei due. Infatti, il Tao dell’Amore era anche detto anticamente Tao della Comunione oppure Comunione di Yin e Yang.
ANTICHE MANOVRE EROTICHE
Ma vediamo cosa consigliava ai suoi allievi un antico Maestro cinese Wu Hsien:
1) È vero che l’uomo deve amare la sua compagna per trarre dal rapporto sessuale il massimo piacere. Ma quando stai imparando a praticare il controllo dell’eiaculazione devi sforzarti di restare indifferente, in modo da essere più padrone di te.
2) Il principiante deve spingere gentilmente e lentamente fino al termine di una, poi due e poi tre serie di colpi. Quindi può fermarsi per un po’, e ricomporsi, prima di riprendere le spinte.
3) Per soddisfare la sua compagna, il principiante non deve essere violento, ma gentile, cosi da farle raggiungere più presto l’orgasmo. Se poi sente d’esser sul punto di perdere il controllo, deve ritirare un poco la sua picca di giada e applicare il “metodo della chiusa”. Così si calmerà e potrà riprendere le sue spinte. Nel caso del principiante, le spinte devono essere effettuate lentamente e con attenzione.
4) Il principiante non deve eccitarsi troppo o accendere in sé una passione eccessiva.
5) Egli dovrebbe cominciare con una donna che non sia troppo attraente e il cui cancello di giada [vulva] non sia troppo stretto. Con una simile compagna sarà più facile per lui imparare a controllarsi. Infatti, se la donna non è troppo bella, egli non perderà la testa e se il suo cancello di giada non è troppo stretto egli non si ecciterà in misura eccessiva.
6) Il principiante deve imparare a penetrare lentamente e a ritirarsi in fretta. Se, nella comunione, lo stelo di giada dell’uomo è abbastanza lungo e grosso da adattarsi completamente alla vulva della compagna, egli può in genere soddisfarla con minor sforzo. Si dice spesso che se si vuole fare un buon lavoro bisogna prima affilare il proprio strumento. È dunque utile sapere che esiste un modo per aumentare le dimensioni di un fallo insufficiente. Ogni nuovo giorno, tra l’ora del tzu [mezzanotte] e quella del wu [mezzogiorno], periodo in cui la potenza dello Yin diminuisce e lo Yang è dominante, sedetevi a meditare in una stanza tranquilla e rivolta a Oriente. Concentrate il vostro spirito, scacciando ogni preoccupazione. Il vostro stomaco non sia né troppo pieno, né troppo vuoto. Emettete l’aria impura dai polmoni e inspirate per riempirli d’aria fresca fino in fondo all’addome. Fate quarantanove respiri profondi. Poi strofinatevi le palme fin che siano ardenti e, stringendo con la mano destra lo scroto e lo yu heng, usate la sinistra per massaggiare l’addome, sotto l’ombelico, effettuando ottantun movimenti circolari verso sinistra e poi, cambiata mano, ottantun movimenti circolari verso destra. Sollevate lo stelo di giada e scuotetelo lateralmente in modo da colpire prima una coscia e poi l’altra per numerose volte. Quindi abbracciate la vostra donna e inserite lo yu heng nella casa dello Yin [vulva], nutrendovi delle sue secrezioni e del suo respiro [secondo gli antichi il respiro della donna era benefico per l’uomo e viceversa]. Infine usate le palme per strofinare la picca di giada come se steste arrotolando un filo da un ammasso di fibre. Se farete tutto ciò abbastanza a lungo vedrete che il vostro yu heng diventerà più grosso e più lungo. Wu non dice per quanto tempo al giorno e per quanti giorni bisogna continuare gli esercizi, presumibilmente finché non si ottiene il risultato voluto.
LE POSIZIONI DELL’AMORE
E’ bene precisare che non si possono indicare posizioni ideali per tutte le coppie ma è importante la fantasia e la sintonia che entrambi hanno conquistato con la pratica continuata e costante.
Necessaria è la comodità delle posizioni perché permette di raggiungere quello stato d’armonia e di piacere reciproco. Qui di seguito sono indicate alcune posizioni che potrete eseguire senza molte difficoltà.
I- Il baco da seta che fila il suo bozzolo:
la donna posa le mani sulla nuca dell’uomo e incrocia i piedi sulla sua schiena.
II- Il dragone arrotolato:
l’uomo usa la mano sinistra per sollevare i piedi della donna oltre il suo petto, mentre con la destra inserisce il suo stelo di giada nel cancello di giada.
III- Le rondini innamorate:
l’uomo è steso sull’addome della donna e le allaccia il collo, mentre la donna lo stringe alla vita.
IV- I martin-pescatori:
la donna giace supina e rilassa le gambe, mentre l’uomo è in ginocchio e le stringe la vita.
V- Le anatre allacciate:
la donna è sdraiata su un fianco e piega le gambe, in modo che l’uomo possa penetrarla da dietro.
VI- Le anitre in volo:
l’uomo giace supino, la donna è seduta con la faccia rivolta verso i piedi del compagno.
VII- Il pino nano:
la donna incrocia i piedi, circondando l’uomo con le gambe, mentre entrambi si tengono alla vita con le mani.
VIlI- I bambù accanto all’altare:
l’uomo e la donna sono in piedi l’uno di fronte all’altro, abbracciandosi e baciandosi.
IX- I gabbiani in volo:
l’uomo è in piedi di fianco al letto e sostiene le gambe della donna mentre la penetra.
X- Il salto del cavallo selvaggio:
i piedi della donna sono sulle spalle dell’uomo, che la penetra profondamente.
XI- Gli zoccoli del cavallo:
la donna giace supina, con un piede su una spalla dell’uomo e l’altro in posizione normale.
XII- Il volo della tigre bianca:
la donna è in ginocchio e posa il volto sul letto, mentre l’uomo sta dietro di lei, anch’egli inginocchiato, e la stringe alla vita con entrambe le mani.
XIII- La cicala sul ramo:
la donna giace prona e apre le gambe, mentre l’uomo la tiene per le spalle e la penetra da dietro.
XIV- La capra davanti all’albero:
l’uomo è seduto su una sedia e la donna si siede su di lui, voltandogli la schiena, mentre il compagno la stringe alla vita.
XV- La fenice che gioca nella caverna rossa:
la donna è supina e tiene in alto i piedi, sostenendoli con le proprie mani.
XVI- L’uccello gigante che volteggia su un mare oscuro:
l’uomo sostiene le gambe della donna sulle braccia, stringendola alla vita con le mani.
XVII- La scimmia che canta sull’albero:
la donna è a cavalcioni sul grembo dell’uomo, che la sostiene con una mano sulle natiche e l’altra sul letto.
XVIII- II gatto e il topo nella stessa tana:
l’uomo è sdraiato sul dorso e rilassa le gambe, mentre la donna giace sopra di lui, la cui picca di giada può penetrarla profondamente.

(Mysterium exoterium, n. 15, pagg.37-40)

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Spiritismo e Sessualità -di Alexandra Rendhell »

SPIRITISMO E SESSUALITÀ

di Alexandra Rendhell

 

Parlare di sessualità
nello spiritismo può sembrare un contraddittorio anacronismo, perché quando si
parla di spiritismo si è portati a pensare ad una dimensione trascendente ove
la materia (e tutto ciò ad essa connesso) viene completamente bandita. Ma in
questo caso sarebbe più giusto parlare di spiritualismo, quella condizione
mistica che viene ad esprimersi in modo da liberarsi dal peso della materia e
da ogni passione corporea-mentale ad essa collegata. Infatti, il termine
Spiritualismo è stato adottato, specialmente nei paesi anglosassoni, per
definire le pratiche spiritiche, quelle pratiche che servono a contattare gli
spiriti dei defunti, pratiche effettuate da medium. La medianità è quel dono
che alcune persone posseggono, dono che le pone in condizioni di essere capaci
di contattare le anime, di essere tramiti tra la dimensione post-mortem e
quella terrena, sì da essere da loro incorporati e, quindi, di essere mezzi
usati dai defunti i quali si esprimono usandone il corpo.

FENOMENI SPONTANEI ED INDOTTI

La differenza tra
fenomeni spiritici spontanei e quelli provocati dai medium sta nella
possibilità durante le sedute spiritiche di poter evocare alcuni spiriti
anziché altri, di controllare, di chiedere loro alcune manifestazioni, mentre
nelle manifestazioni spontanee il fenomeno non è ricercato, né può essere
controllato, è fuori da ogni mediazione umana. Le tradizioni religiose, morali,
che sono permeate nella coscienza umana e le aspirazioni di una vita migliore
della terrena, hanno quasi sempre indotto i cultori dello spiritismo a
rifugiarsi in idee preconcette, idee che fanno credere che i medium, in quanto
mezzi usati dagli spiriti, debbano essere persone spiritualizzate, mistiche,
religiose, morali, etc. Ma ciò non è esatto. E’ pur vero che varie persone che
si occupano praticamente della dottrina spiritica appaiono o si fanno percepire
come specie di santoni, ma per lo più costoro sono falsi, perché cercano di
abbindolare i questuanti tramite un atteggiamento esteriore che nulla ha a che
fare con lo spiritismo, lo spiritualismo medianico. Se gli spiriti esistono, e
con essi lo spiritismo, certamente nell’aldilà costoro non sono sotto
l’influsso di quella e quell’altra fede, religione o morale, perché la loro
immaterialità dovrebbe risolversi in un’assenza di passionalità, e in essa
comprenderemo anche qualsiasi fede che viene professata su questa terra. Quindi
abbinare il mondo degli spiriti e con essi i medium che possono realmente
contattarlo non è da ritenere così esatto come si crede. I fenomeni spiritici
non sono le visioni dei santi, dei mistici, ma sono fenomeni fortemente legati
ad una realtà tangibile, oserei dire materiale, dipendente cioè da particolari
fluidi, energie, o altro che è in relazione stretta con la materia. Ogni onda
energetica, a qualsiasi dimensione appartenga e che può essere manifesta su
questa terra tramite i “mezzi” terrestri, deve appartenere al mondo materiale,
perché anche se uno spirito è astratto, deve, per mostrarsi, servirsi di un
“filtro umano”, cioè materiale, sicché parlare di medium spiritualizzati non è
concepibile: i medium sono tali perché hanno delle facoltà che fanno parte
della loro costituzione organica (fisico-mentale) tale da poter essere “apparecchi
riceventi” di onde energetiche appartenenti agli spiriti dei defunti. O anche
se ritenessimo gli spiriti non costituiti da energie, ma da un qualcosa, un
quid, che sia completamente avulso dalla dimensione terrestre, essi per
apparire su questa terra hanno bisogno, durante le sedute medianiche di un
mezzo che offra loro non potenzialità energetiche atte a poterli
“materializzare”, per effettuare azioni terrene, per parlare, per scrivere, per
produrre tutti i fenomeni prettamente materiali. Per concludere un medium non
deve essere per forza un mistico, ma deve essere un mezzo che abbia quelle
facoltà materiali atte a trasformare uno spirito spiritualizzato in uno spirito
materializzato.

I GRANDI MEDIUM

Per confutare l’idea che
i medium debbano essere persone in odore di ieraticità basta leggere la vita e
il comportamento dei grandi medium per rendersene conto. I grandi medium sono
considerati tali specialmente perché hanno prodotto durante le loro sedute
fenomeni fisici, e per fisici s’intendono quelle manifestazioni oggettive,
verificabili direttamente dagli astanti, quali produzioni di fantasmi parziali
o totali, di apporti, di voci dirette, di luci, di spostamenti di oggetti, di
sensazioni fisiche sulle persone, di levitazioni del tavolo o di persone, etc.
È raro che i grandi medium si siano limitati a produrre fenomeni concettuali,
quali messaggi di natura trascendentale, spesso ridotti a pure elucubrazioni
moraleggianti che qualsiasi mente umana potrebbe dettare, messaggi che non
possono essere presi come prova provata della loro genuinità. Il grande medium,
per essere considerato tale, deve produrre due tipi di fenomeni, e in primis
quelli fisici, per essere considerato genuino. Coloro che sono stati consacrati
dalla storia dello spiritismo sono questi e non altri. E costoro di mistico
hanno poco, perché la loro vita non è da considerarsi mistica, anzi spesso
all’opposto. Ciò potrebbe significare che il medium dovrebbe attingere le sue
facoltà da fonti di energia collegate alla materialità, tra cui anche la sessualità,
e spesso ad una sessualità spregiudicata libera da ogni moralismo corrente. In
un clima di pudore e di perbenismo e di moralismo bigotto imperante tra l’‘800
e il ‘900 non di rado le grandi medium si facevano perquisire anche nelle parti
intime da donne, ma prevalentemente da uomini, non solo scienziati, per evitare
ogni trucco. Ciò potrebbe essere
giustificabile, ma all’epoca era sintomo di un’eccessiva libertà sessuale. La
manipolazione sessuale indagatrice sicuramente sollecitava eroticamente le medium,
tale da suscitare in loro eccitazione necessaria a produrre i fenomeni. Le
medium, come l’italiana Linda Gàzzera, (il suo vero nome era Lina Crandon),
l’americana Margery
che
pretendeva”, sotto gli occhi del marito chirurgo, di venir esaminata profondamente
fin nelle
parti intime sempre e
solo da maschi presenti alle sedute. Non solo, ma durante le stesse, adagiava
le gambe nude sul bacino del suo vicino perché potesse verificare che non le
usasse per frodare. Negli anni divenne un alcolista. La stessa celeberrima
Eusapia Palladino rivolgeva frasi ad esplicito invito sessuale ai partecipanti

alla catena, e i suoi spiriti guida erano dediti a produrre su di essi fenomeni
a carattere sessuale, usando un linguaggio scurrile e sconcio. Tante medium
americane conducevano una vita dissoluta e spregiudicata sessualmente. Anche la
famosa Eva Carrière (suo vero nome Marthe Beraud), di cui si hanno varie foto
con materializzazioni ectoplastiche, si faceva fotografare completamente nuda.
A volte durante le esibizioni pubbliche in grandi locali davanti ad un folto
pubblico, si presentava con una leggera tunichetta che lasciava cadere restando
completamente nuda prima della seduta, e, sempre dinanzi a tutti, si faceva
“ispezionare” le parti intime dalla sua “amica”e assistente signora Juliette
Bisson. Le due donne fecero “coppia” fissa per vari anni. Ma queste
perquisizioni audaci le faceva compiere anche in privato, agli studiosi
spiritisti. A questi parve che la sostanza ectoplastica che fuoriusciva dal suo
corpo fosse simile alle secrezioni vaginali prodotte sotto eccitazione
sessuale.

CICLO
MESTRUALE

Ritornando alla Gàzzera,
studiata dal Dr. Enrico Imoda a Torino, e da altri famosi scienziati anche a
Parigi, al tempo delle sedute aveva 22 anni. Viveva sola, libera, molto
emotiva, disordinata nel dormire, libera nei costumi. Il famoso studioso Richet
scrisse che aveva un carattere leggero, frivolo, un contegno evanescente. E
cosa importante, il Dott. Imoda rilevò che le facoltà medianiche mutavano
secondo il ciclo mestruale: erano al massimo nei giorni precedenti ad esso,
come avviene per l’accentuazione del desiderio sessuale. Anche il suo spirito
guida si manifestava con atteggiamenti spinti e grossolani. Durante una seduta
del 3 febbraio 1908, un signore partecipante viene invitato a lasciare la
catena ed entrare nel gabinetto medianico (un luogo ristretto cinto da tende) e
appena in esso il fantasma di una fanciulla lo afferra, lo stringe a sé contro
il suo corpo, lo tocca sul petto lascivamente, gli mordicchia il mento, lo
strofina con la folta capigliatura sul volto. In tutto ciò niente di mistico.

Anche i grandi medium
uomini, non avevano una vita molto irreprensibile. Fra i tanti, ricordo il più
celebre dei medium, Daniel Home: uno dei suoi spiriti guida era una cantante
dalla vita terrena scandalosa. Inoltre le frequentazioni omosessuali di Home e
i suoi matrimoni con giovani donzelle aristocratiche russe non depongono per
una vita morigerata, specie per quell’epoca! Lo stesso grande medium William
Stainton Moses fu sospettato di vita crapulona e alcolismo. Da quanto esposto
balza evidente che la sessualità e la vita di eccessi siano delle componenti
della potenza medianica nello spiritismo.

LE
SORELLE FOX E LE ALTRE

Neanche
le tre sorelle Fox, le famosissime fondatrici dello spiritismo moderno, possono
essere escluse. Anche la loro vita è piena dì ombre e di eccessi. Kate, la più
giovane, amante di un vedovo cui fa apparire la moglie morta, Estella: lugubre
menage a tre, in cui lo spettro, avvolto da seducenti veli, baciava in bocca il
marito. La Kate
poi sposerà un avvocato appena conosciuto e a 60 anni contrarrà un altro
matrimonio di sordida moralità sessuale. L’altra sorella, Margaret, disinibita,
libertina, una volta ricca, vestiva lussuosamente, dalle molteplici avventure
erotiche, ma finiva la sua vita povera ed alcolizzata. E così Leah, tre volte
sposata, l’ultima volta ad un uomo ricco, vivrà una vita di sperpero e
licenziosità. Ricordiamo ancora una famosissima medium, Florence Cook, studiata
dai più famosi scienziati dell’epoca, produttrice di interi fantasmi, fra cui
la celeberrima Katie King. Giovanissima (14 anni) già si fa mantenere, con
tutta la sua povera famiglia, da un amante. La sua vita poi è costellata da
tante altre relazioni nonché da un “marito”. E ancora! La notissima Elizabeth D’Esperance,
sposata a 19 anni e poi ancora altre volte. Sempre malata, depressa, bugiarda,
irritante anche per sua madre, ebbe sugli uomini un fascino nefasto, distruttivo,
tanto da farli impazzire: uno lasciò l’università divenendo
scapestrato. La stessa sorte subì un professore di
Lipsia, suo amico d’infanzia. Ambedue morirono prestissimo, divorati dalla
donna. E ancora l’inglese Eileen J. Garret: prime nozze a 16 anni, ma già a 13
aveva un amore clandestino. Dopo altri matrimoni e amanti divenne,
misteriosamente, ricchissima. E il mistero non è stato mai svelato. Ultimo
esempio (ma se ne potrebbe scrivere un libro) Stanislava Tamczich, il cui
fantasma preferito era la piccola Stasia. Usciva con i suoi vari fidanzati, con
la scusa di andare dal Prof. Ochorowicz, che la studiava durante le
sperimentazioni medianiche. Le sue scappatelle lo facevano infuriare, ma con
scarso successo sulla moralità della giovane medium! Per concludere, possiamo
ben dire che gli impulsi naturali che si esprimono tramite la materialità dei
medium, la sregolatezza, gli eccessi e principalmente la sessualità sono una
delle fonti primarie su cui poggiano le facoltà medianiche. Pare che il sesso,
la più potente energia presente nel corpo umano, e lo spiritismo siano uniti da
un forte legame: l’Amor (erotico) che
tutto muove,
muove anche lo Spiritismo. D’altra parte, anche i fenomeni di
“poltergeist” (quei fenomeni spontanei che avvengono in alcune case), secondo i
parapsicologi, sono da attribuire a fanciulli o fanciulle in cui si sta
attivando la sessualità.

Un ultimo commento. Oggi,
come verrebbe vista una medium che effettuasse sedute offrendo le sue nudità,
appena magari velate da una trasparente tunichetta, agli sguardi indiscreti dei
partecipanti? Ho il sospetto che l’attuale società, che crede abbia abbattuto i
tabù sessuali, sarebbe più ipocritamente intollerante di quella tra l’‘800 e il
‘900, quando i costumi, si pensa, fossero più castigati e morigerati e la
libertà sessuale soltanto un mito intellettuale da rincorrere. Io penso che
l’attuale società libertaria sia soltanto un’illusione perché il sesso è più
virtuale che reale. I tanti culetti esposti in televisione, nei cinema, nelle
foto pubblicitarie, su internet, siano culetti solo da vedere ma non da toccare,
solo fumo negli occhi per un pubblico da allevare come polli da spennare, e che,
se soltanto si azzardasse a toccarli, sarebbe subito inquisito per molestie
sessuali, specie da una gioventù ormai rifugiatasi in comparti stagni, resa
diffidente e sospettosa, tanto da sembrare ottusa e certamente meno libera per
gustare i misteri della vera sessualità, compresa quella medianica. Amen.

 

 

DIDASCALIA FOTO

Dei vari esperimenti medianici in cui le medium erano
vestite in modo succinto o anche completamente nude sono rimaste poche
testimonianze fotografiche, sia perché non rese pubbliche o perché andate
perdute. Fra le poche esistenti ci sono quelle della medium Eva Carrière
scattate dallo studioso prof. Schrenck Notzing di cui pubblichiamo alcuni
esempi. La (1) ci mostra la medium vestita soltanto da una veste a rete, mentre
emette sostanza ectoplastica dalla bocca e dall’orecchio, nelle (2) e (3)
vediamo la Carriere
nuda dai cui capezzoli si forma la stessa sostanza, ed infine la (4), sempre
con la medium completamente nuda in cui viene materializzato un intero
fantasma.

       

   

 

(Mysterium exoterium, n. 16,
pagg.48-52)

 

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SPIRITISMO E PSICOLOGIA (Nascita ed evoluzione della ricerca psichica) Conferenza di Alexandra Rendhell- Roma 16 dicembre 2012 Polmone Pulsante Salita del Grillo 21 »

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Tantrismo – Di Alexandra Rendhell »

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“EROS E MAGIA”Storia e attualità della Realizzazione Iniziatica attraverso la Magia Erotica. Connessione ed Evoluzione Spirituale attraverso l’Eros- Roma Teatro Manhattan 19 novembre 2012 »

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I TRE CORPI- Di Alexandra Rendhell (estratto da Mysterium exoterium) »

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IL TANTRISMO – Parte prima »

LA SACRALITÀ MAGICA SESSUALE NELL’AREA DELL’INDO

 

Il
Tantrismo

 

Nella parte precedente, abbiamo visto
come la civiltà sumera, circa mille anni dopo, si era trasmessa, tramite un
passaggio dei popoli vicini, nell’area dell’Indo, portando con sè anche la mistica
magia della sacralità e ritualistica sessuale, e di come anche lì, nell’epoca
arcaica, nei Templi, si venerassse l’accoppiamento sessuale tra le
sacerdotesse, le vergini, le donne (simboleggianti la Dea dell’Amore) con le
divinità maschili, e come queste donne fossero depositarie delle arti operative
di una magia pratica, spesso temuta dai fedeli.

E abbiamo altresì visto come
lentamente, ci sia stata una modificazione di tale ritualistica che sfociò nel
più tardo, cosiddetto Tantrismo.

La parola Tantra, fino a poco tempo fa
era considerata di radice sanscrita, ritenuta la più antica e misteriosa lingua
del mondo: Tan=espandere, Tra=conoscenza, salvezza.

Oggi, invece, gli studiosi ritengono
che essa derivi dalla lingua del popolo Elamita, il quale come già in
precedenza descritto, aveva assunta la cultura sumera e l’aveva nella sua
migrazione trasportata in India.

Quali sono le differenze, le
modificazioni avvenute nel Tantrismo rispetto alla sua religione madre, la
Sumera, da cui deriva, e dalla Fase Arcaica che abbiamo esaminato?

Una diversità salta subito all’occhio,
la mancanza di un Tempio dell’Amore e della Jerodulia, la cosiddetta
Prostituzione Sacra. L’amore divino, nei Sumero-Babilonesi era  reso più vasto, abbracciava l’intera collettività,
era palese, quale legge divina e quindi di Stato: tutti dovevano fare così.
Mentre nel Tantrismo la pratica sessuale divina viene ad implodere dopo il
periodo Arcaico, dal collettivo al personale. La Magia Sacrale Sessuale diviene
un culto sempre più segreto e complicato da seguire da soli, in coppia e
raramente, nel caso di rituali particolari, in gruppi circoscritti.

Tutto ciò sta a significare che inizia
a serpeggiare già nell’area dell’Indo, una fase di involuzione criptica che
riduce l’aspetto aperto della sessualità sumerica in un aspetto contratto,
anche se i presupposti dell’unione sessuale, atto primigenio creativo,
rimangono alla base della religiosità magica indiana, seppur con denominazioni
diverse: le divinità Anu, e Antu Sumere sono translate in Shiva e Shakti, la
sua sposa.

L’iniziazione della sacra sessualità
lentamente diviene appannaggio esclusivo di pochi tramite pratiche sempre più
articolate. Ma la complessità, come recita la legge dell’entropia della fisica
moderna, ha in sé il seme della distruzione. Più il Creato si struttura in
schemi complicati più va verso l’era della sua morte glaciale. Questa legge
fisica si ripercuote nella dinamica delle civiltà della Terra. Complicare la
ritualistica, discostarla da un’aperta accezione generale, e da una semplicità
naturale significa strutturare una pura essenza ritualistica in un’impura
farragginosa dissennata ritualità che perde la sua semplice purezza originaria
e naturale.

È come quando Adamo ed Eva da nudi
(puri) si coprirono le parti genitali, una volta mangiato il frutto della
conoscenza, evento che aprì le porte a processi mentali forieri di sempre
maggiori cerebralità esistenziali. La loro purezza era perduta, in quanto
l’aspetto naturale della vita si iniziò a deteriorare in una logica sempre più
perversa. La sessualità inizia quindi attraverso varie fasi storiche ad essere
sempre più complicata, antireligiosa, analizzata, repressa, complicata fino a
giungere all’odierna psicoanalisi e a tutte le teorie psicologiche astruse.

Più la sessualità viene a complicarsi
con divieti o troppe conoscenze sofisticate e artificiose più viene vissuta
male o ridotta a nascondersi nel profondo della coscienza come un fatto
vergognoso da svolgersi soltanto onanisticamente, magari guardando la Tv o film
porno o chiusi in una stanza buia con un partner virtuale.

In India, con il Tantrismo, che
dobbiamo ritenere una fase storica mistica più tarda rispetto all’epoca arcaica
ove la sessualità religiosa rispettava di molto la cultura sumera, già l’essere
umano comincia a mettersi una foglia di fico, magari molto trasparente, perché
in India la sessualità non ha ancora raggiunto la degenerazione totale. E’
soltanto un lontano inizio, minimo, ma pur tale è! Anche se l’India è piena di
Templi ornati di statue divine che si accoppiano in tutti i più disparati modi
nei quali, nei tempi arcaici, sicuramente avvenivano accoppiamenti pubblici, il
fatto è che tali accoppiamenti si ridussero successivamente, in posture
virtuali, vissute nella contemplazione delle statue non esplicantesi poi nella
realtà collettiva. La sessualità comincia a ritirarsi nel personale anche se
non vissuta vergognosamente, come avverrà molto più tardi nei secoli bui, in
occidente.

 

 

I
testi tantrici

 

I testi Tantrici sono testi propagatori
per la realizzazione della conoscenza, l’espansione dello spirito. Secondo la
tradizione Indo-Tibetana, l’evoluzione del mondo si compirebbe in quattro ere:
da quella dell’Oro siamo ora giunti all’ultima, quella del Ferro, denominata
Kali Yuga, epoca in cui il disordine, la cattiveria, la malvagità, il biego
individualismo acceca le coscienze. (Purtroppo per noi, la tradizione
Indo-Tibetana, non si è sbagliata).

A questa epoca succederebbe un’era di
giustizia e di amore universale. (Anche in questo speriamo che la tradizione
abbia visto giusto), ma abbiamo molti dubbi in proposito, per come stanno
andando le cose!

A ciascuna delle quattro ere
corrisponderebbero dei testi sacri, delle direttive, potremmo definirle
raccolte di insegnamenti saggistici e tradizionali per la propagazione della
conoscenza che porterebbe alla salvezza. I testi corrispondenti a questa epoca
così buia e terribile, i vademecum della salvezza, sarebbero per l’appunto i
Tantra. Testi scritti sotto forma di dialogo tra Shiva e Sakti, aspetti e principi
maschile e femminile della potenza cosmica.

Cercheremo in questa esposizione di
usare un linguaggio semplice aperto a tutti evitando di addentrarci negli
oscuri meandri dei simbolismi e delle allusioni dei linguaggi cifrati che
sempre, nella trattazione di quest’argomento il lettore è costretto a subire.

Chiameremo le cose con il loro nome,
forse ci ripeteremo in qualche passaggio, ma servirà per incidere ancora
meglio, nella nostra memoria, un argomento tanto complesso, ma senza dubbio
affascinante e trascinante.

 

 

La
creazione

 

Partiamo anche qui dalla Creazione.

Anche per la cosmologia indiana, la
Creazione sarebbe stata possibile grazie all’unione (sessuale) delle due
divinità Shiva e Sakti, come quella Sumera da cui ebbe origine.

Shiva rappresenterebbe il principio
maschile cosmico di espansione (+), Sakti la sua sposa, il principio femminile
cosmico di contrazione (–).

I seguaci della dottrina tantrica si
considerano il principio vivente, la manifestazione in carne ed ossa delle
deità Shiva e Sakti, e lo scopo  delle
unioni rituali  è quello di unirsi al
principio universale, divenendo essi stessi dei. Per realizzare ciò ci si serve
dello Yoga (dal sanscrito giogo. Stato permanente di unione con dio: Lo Yogi
vive direttamente e in totale accettazione sotto il giogo di Dio) che è una
sintesi di pratiche sistematiche e metodiche che si propongono, come fine
ultimo, la liberazione della coscienza umana, l’unione con il principio
universale, il trascendente.

Per lo Yoga, l’essere umano è un
serbatoio infinito di potere libero che si rende disponibile sempre di più alla
sua volontà nella misura in cui questi si unisce con la sorgente di energia
cosmica inesauribile. Lo Yoga possiamo dividerlo in due parti l’Hata Yoga e il
Tantra Yoga.

 

 

Hata
Yoga

 

Una novità rispetto alla purezza
magico-sessuale primigenia è quella dell’estasi mistica solitaria ove, la
ritualisitca dell’accoppiamento divino viene a risolversi in una persona che si
isola in se stessa, non cercando più l’approccio mistico sessuale con un partner
di sesso opposto. Abbiamo così un onanismo mistico, introverso che contrasta
con l’ampia estroversione sumera e arcaica indiana.

Si perde così una delle componenti di
semplicità naturale che veniva esplicata nella jerodulia, nelle nozze magiche.
Dal giorno solare si passa alla notte lunare. Mediante le tecniche dell’Hata
Yoga la realizzazione avviene da soli, con l’ausilio di tecniche di espansione
legate alla respirazione e a tipi di Mantra particolari atti a risvegliare
l’energia sopita nell’individuo: un percorso solitario, ascetico, mistico nel
quale l’adepto è solo con sè stesso e realizza da solo quell’unione con la
parte femminile (nel caso di un uomo) e maschile (nel caso di una donna) che è
dentro di sé realizzando così lo stato androginico permesso dall’unione delle
due energie di cui parleremo durante questa trattazione.

 

 

Tantra
Yoga

 

Nel tantra Yoga invece si segue una
mistica di accoppiamento rituale in cui la donna e l’uomo si congiungono. Ma,
anche in questa unione, abbiamo una mistica misterica, cioè un chiudersi in
due, senza quella aperta partecipazione etica generale che era alla base della
jerodulia.

L’accoppiamento, preceduto da una serie
di complicati e interiorizzati stati mentali, che sanno molto di filosofia,
viene contenuto in una specie di Atanor, fuori da ogni occhio indiscreto, in un
isolamento criptico settario, tanto che viene escluso il piacere per il
piacere.

Nello Yoga Tantrico, la via del
risveglio, della realizzazione, il congiungimento all’insesauribile sorgente
cosmica avviene grazie all’unione sessuale tra uomo e donna. Entrambi debbono
incarnare nel momento della loro unione, la divinità, divenendo loro stessi
dei. L’unione sessuale permette loro di raggiungere la sorgente da cui
scaturisce la divinità che alberga in ciascuno.

La forza sessuale, quale elemento
polarizzatore della forza creatrice dell’Assoluto, è stata molto studiata e
profondamente analizzata dalla cultura indiana; per la mentalità orientale lo
slancio sessuale dell’uomo e della donna oltre alla volutà, al piacere, alla
gioia, conduce, se attuato in maniera rituale, al raggiungimento delle più alte
vette spirituali, ed inoltre rappresenta una fonte di rigenerazione energetica
sia fisica che spirituale.

La presenza di un piacere spirituale e
non apertamente divino, già anticipa quella che nel cristianesimo, sarà la
mortificazione della carne.

L’amplesso da sublimazione tra Cielo e
Terra diviene sublimazione fluidica tesa alla conoscenza. Ma quale conoscenza?
Di un mondo interiore che sale su fino al Cielo?

No, in un mondo interiore che si
realizza in una forma di Potenza, una specie di Superuomo che, per questo già
prelude a quello che sarà la sottomissione della donna all’uomo che avverrà più
tardi.

In un’unione tantrica l’uomo assorbe
dalla donna il principio lunare femminile che in esso alberga allo stato
latente e la donna assorbe dall’uomo il principio solare che va a sua volta ad
aggiungersi al suo principio solare latente, potenziandolo.

Gli amplessi da fisici diventano
fluidici trasferendosi in più alte e sottili dimensioni, attraverso tecniche di
accoppiamento (che più avanti tratteremo), si raggiunge la meravigliosa e
sublime unità spirituale in un totale risveglio della Coscienza Cosmica. Il
Tantrismo permetterebbe un’unione perfetta fra la coscienza individuale della
coppia, con la coscienza universale anche se l’unione avviene sul piano fisico.
E’ ciò che nell’Alchimia (sviluppatasi nell’area mediterranea già al periodo
Presocratico, quindi in contemporanea all’affermarsi del Tantrismo) che viene definita
Operazione a Due Vasi. I due vasi sono i corpi dei due adepti nei quali sono
contenuti, separatamente la forza aurea, secca, attiva, solare (+), e quella
argentea, umida, passiva (-).

È necessario sottolineare che, per il
Tantrismo alla base della Creazione, o di tutto ciò che non è Creato, vi è un
Potere, e non un Essere, in quanto l’Essere è un prodotto del Potere, qualcosa
che viene dopo, pertanto, rispetto all’infinità di Shakti (che nella lingua
sanscrita significa Potere, energia, Potenza Creatrice) anche Dio è un Creato.

L’uomo e la donna, quali parti del
Creato, sarebbero l’atto, la manifestazione di questa Potenza.

Per giustificare la spiritualità che
l’unione Tantrica può far raggiungere, la filosofia indiana ha necessità di
costituire dei gradini di evoluzione insiti nella composizione dell’essere
umano.

Da qui la teoria dei tre corpi e dei
cosiddetti chakra, i centri vitali.

 

Nel prossimo numero
passeremo ad esaminare il Tantrismo nei suoi vari aspetti di ritualistica
pratica: le tecniche respiratorie, le posizioni (posture) dell’accoppiamento, i
mantra (le vibrazioni sonore).

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I FILMS SEPOLTI “MALADOLESCENZA”di Alexandra Rendhell (estratto da Mysterium exoterium) »

I FILM SEPOLTI

La Magia del cinema:
perché non
la magia nel cinema? Perché il cinema è sempre magico. Nelle
sue stesse immagini ipnotizzanti è magico: promuove nello spettatore, che si
identifica in esse, un mondo fantastico, anche se tratta di realtà che
potrebbero essere state, o sono o saranno. Ci sono registi che distorcono la
realtà rivisitandola con fotogrammi fantasmatici, inusitati, simbolici,
allegorici e metaforici, altri che manipolano la realtà soggettivamente, altri,
pochi, che affrontano temi strettamente occulti troppo spesso con
superficialità e disinformazione. Ma ne esistono alcuni che, nell’usare una
chiave psicoanalitica, inconsciamente perseguono un cammino esoterico, da
sempre nascosto nelle pieghe della coscienza umana.

Il film che presentiamo stavolta ricade
in questi ultimi: un viaggio iniziatico dall’adolescenza alla morte, del
regista Pier Giuseppe Murgia del 1977.

Perché un film “sepolto”? Lo
stesso titolo adombra questa sepoltura: “Maladolescenza”. Forse una cattiva
adolescenza da dimenticare? Deviata? Crudele? Viziata da seppellire nella
nostra coscienza? No. È la stessa adolescenza ad essere “sepolta”: la
ribellione alla stessa nascita, in un mondo in cui le favole sono illusioni.

Sepolto, perché nessuno ne vuole più
parlare, forse nemmeno il suo regista. In molte enciclopedie, dizionari, libri
sulla storia del cinema, non viene riportato, anche perché il film è
considerato, come vedremo, non italiano, e quindi citato soltanto nei testi del
cinema mondiale. Alcune note le abbiamo trovate sul
Dizionario
dei films 2001
di Laura Luisa e Morando Morandini (Zanichelli). Eccone il
commento:
“Il bosco in cui vive e si rifugia il ragazzo Fabrizio è una
trasparente metafora del grembo materno. Altrettanto emblematiche sono le due
fanciulle Laura e Silvia, che coinvolge nei suoi giochi pericolosi di sesso,
violenza e morte. Opera prima del sardo P.G. Murgia, romanziere, regista e
sceneggiatore, ha le ambizioni di una favola simbolica sul rifiuto di uscire
dal mondo incantato dell’infanzia e sul modo in cui si avvelenano i suoi “verdi
paradisi”. In assenza di un linguaggio pertinente, lo scavalcamento del livello
realistico per attingere i cieli alti del lirismo e della metafora, si
trasforma in comicità involontaria. Volenterosamente filodrammatici i tre
interpreti. Prodotto in Germania da Franco Cancellieri e girato in Boemia per
sfuggire ai rigori della censura italiana”
.

Altro brevissimo accenno è su la Storia
del Cinema
di Gianni Rondolino (ediz. UTET) che considera il film provocatorio
e conturbante
.

Per inciso, la censura italiana lo
vietò ai minori di 18 anni. Nessun minore (di 18 anni) potè vedere un film
interpretato da minori, la cui età poteva variare dai 13 ai 16 anni. L’
“attrice” Jonesco, quella più osé, era forse la più giovane. Quindi la
“sepoltura” consiste molto probabilmente nell’aver mostrato in adolescenti le
pulsioni sessuali con scene molto spinte e con nudi integrali.

Non sappiamo come il film abbia potuto
superare i filtri censori e giudiziari del 1977, ma siamo certi che oggi, con
la recrudescenza di un integralismo laico antipedofilo, il film avrebbe avuto
peggiore sorte. Forse l’odierno laicismo sarebbe stato più ipocrita del passato
sbiadito clericalismo. Perché oggi le nuove crociate hanno stravolto e confuso
termini e azioni che dovrebbero essere invece collocate nel loro giusto posto.

Nel 1997 la qualificata Rivista
francese
“Infini”, diretta dal colto pensatore Philippe
Sollers, affrontò la delicata “questione pedofilia” cercando di andare oltre la
semplice condanna della violenza (questo perché spesso i mass media fanno un
sol fascio tra crimini e pedofilia, che è tutt’altra cosa).

La Rivista s’interrogava: perché
i media si interessano tanto di tali avvenimenti? Qual è la definizione esatta
di bambino? E quali sono i confini della pedofilia?
Queste
e altre domande furono poste dalla prestigiosa Rivista a vari intellettuali e
scrittori, tra cui Annie Ernaux, Marie Darri Eussecq, Gabriel Matzneff,
Jean-Luc Hennig, Mathieu Lindon, Michel Onfray, René de Ceccatty, Dominique
Noguez e tanti altri.

Molti autori, nel rispondere, hanno
rifiutato di ricondurre la pedofilia all’immagine di pochi “mostri assassini”.
Henry Leclerc, presidente della Lega dei Diritti dell’Uomo, denunciava una
società dominata dal “sospetto generalizzato” e di fare un unico fascio di
diverse azioni di differente gravità.

La scrittrice Annie Ernaux va oltre,
scrivendo:
“Quando la società deve intervenire nei comportamenti
sessuali dell’individuo? Il desiderio sessuale può esercitarsi senza alcuna legge?
Dove comincia il crimine?
“E ancora, l’antropologa Florence
Dupont, pone l’accento sul fatto che oggi
“la figura del pedofilo, violentatore e
assassino, e un effetto della nostra sacralizzazione del bambino ‘puro’”
. (Lo
stesso ostracismo su tali assunti dovette affrontare il mostro sacro Sigmund
Freud ai suoi tempi, quando dimostrò la presenza di pulsioni sessuali fin
dall’infanzia!).

Per continuare, lo stesso Philippe
Sollers affermava che
“esiste una sessualità infantile da non
censurare”
.

Altri ancora coniano il termine di
pedofilia, analizzando i fantasmi collegati all’età infantile, tipici della
nostra società.

Noi aggiungiamo che si parla molto
della pedofilia perché va a smuovere istinti repressi che sono presenti in
tutti noi. La pedo-fobia è dovuta alla paura di affrontare e di confrontarsi
con l’ancestrale istintualità delle pulsioni sessuali, trattenute nell’area
dell’inconscio, da secoli di negazioni fisiche e mentali. Il “represso”
costruisce una corazza psicologica di difesa intorno ai suoi istinti
primordiali, ma la foga con cui si scaglia contro gli atteggiamenti erotici
liberi e disinibiti, è costituita dal suo stesso desiderio sessuale, trovando
così una valvola di sfogo alle tensioni profonde.

Per non parlare poi della
contraddizione in termini dell’atteggiamento religioso che considera “pura” la
nudità di Adamo ed Eva nell’Eden, condannandola invece nella umana genìa.

Tornando al film, riaffiora alla
ribalta il problema: i tre protagonisti sono minorenni alle prese con pulsioni
primordiali e vivono un sesso integrale di giuochi erotici particolarmente
spinti, in un bosco che potrebbe essere risolto come un Eden arcadico. Ma dov’è
la pedofilia che rende maledetto il film? Sta nel fatto che sono gli adulti a
vedere il film, persone maggiorenni che potrebbero sollecitare la loro libido
nel guardare i minori esposti in scene scandalose.

E qui sorge il problema sull’arte e
sulla sublimazione dell’arte attraverso l’estetica e sul fatto se sia giusto
ghettizzare l’eros in scomparti generazionali tra diverse età. Chi scrisse
Alice
nel paese delle meraviglie
si “dilettava” a fotografare ninfette
nude: dobbiamo condannarlo o giustificare che ogni età può esplorare l’altra
età per raggiungere la felicità del suo Eros? Non è disastroso per una giusta e
sana crescita, sia del giovane che dell’adulto (che non finisce mai di
crescere) creare una barriera di diffidenza, se non addirittura di repulsione
verso chi è più grande, nelle giovani generazioni? A chi giova una caccia alle
streghe, in una società che si ritiene altamente libertaria?

Ricordiamo che il Potere (in un
abbraccio tra laicità e religiosità) nel Medioevo e a seguire nel tempo, con
colossali opere di disinformazione, per distogliere l’opinione pubblica dalle
sue malefatte, inventò gli “avvelenatori”: per primi furono i lebbrosi, poi gli
ebrei e quindi le streghe, con le conseguenze funeste che tutti sanno.

Stessa sorte, anche se con armi più
sofisticate, hanno avuto in un prossimo ieri, i cosiddetti Figli dei Fiori: il
Potere, per distruggere la purezza del loro movimento, inventò Castaneda (ma è
mai esistito davvero?) e li inondò di droghe varie.

Oggi abbiamo le crociate contro il fumo
e le molestie sessuali, mentre “la mucca pazza impazza” mentre le centrali
atomiche obsolete stanno per scoppiare.

Un’ultima parola sulla critica: ci sono
registi osannati, baciati dalla fortuna, vedi Kubrick con la sua pessima e
ipocrita Lolita (più che una lolita sembrava nostra nonna…), in cui l’ironia
(quanto piace l’ironia ai nostri critici!) era un paravento per nascondere il
problema vero, completamente trascurato. E invece esistono registi denigrati,
la cui tragicità viene definita “comicità involontaria” e la recitazione dei
loro films “filodrammatica”, non cercando di giustificare le eventuali manchevolezze
con le difficoltà oggettive presenti in film, come quello del Murgia, che noi
definiamo bello e, ancor più, coraggioso. Il suo fascino sta proprio nella sua
“purezza” di recitazione, di drammaticità di alcune sequenze che mostrano così
come sono svolte da minori alle prese con la loro quotidianità fantasiosa. La
magia del bosco che illumina le loro figure non è trasfigurata ma è resa in un
arcadico magico inquietante, trasgressivo e composto allo stesso tempo.

Se l’eros-thanatos è il vero
protagonista e sollecita gli adulti a frizzanti pensieri, non è questo da
condannare. Ciò che va condannato è l’inquisitore non l’inquisito. La storia
insegna.

Le Parche filano il destino di tutti
noi: esse decidono quale regista dovrà nascere per essere osannato. È solo
questione di Fato, al quale non si sfugge. La stupidità umana fa il resto.

Prima di passare ad analizzare il film
in chiave esoterica precisiamo che, purtroppo, nel pubblicare alcuni fotogrammi
del film, abbiamo eliminato quelli relativi alle scene sessuali e dei nudi, per
non incorrere nell’intolleranza delle attuali Leggi. Ma, a noi, interessava di
più “svelare” il film nella sua profonda essenza magica e quindi, ai lettori,
abbiamo presentato scene significative sotto questo profilo. Non ce ne vogliano.

A chi invece ne volesse sapere di più,
auguriamo di reperire la video cassetta che fu messa in commercio all’epoca e
che oggi è quasi introvabile. Speriamo che la fortuna li assista nella loro
ricerca.

Ricordiamo che il film non è
considerato italiano in quanto girato all’estero, con buona pace dei censori.

abrizio e Laura, due amichetti che da anni s’incontrano,
durante le vacanze, in una splendida località di montagna, trascorrono le loro
giornate all’aperto abrizio e Laura, due amichetti che da anni s’incontrano,
durante le vacanze estive, in una località di montagna, trascorrono le loro
giornate nel bosco, giocando.

Ma un’estate, che sembrava come tante
altre passate, qualcosa è cambiato. Laura si sta facendo donna, Fabrizio uomo. Laura percepisce la
differenza in Fabrizio, avverte nei suoi sguardi, nelle sue parole un qualcosa
al quale non sa dare un nome, reazioni eccessive, l’aggressività del ragazzo
nei confronti dell’oblativa Laura che cede a tutte le voglie e ai ricatti di
Fabrizio che l’accusa di essere troppo bambina e di annoiarsi a giocare con
lei.

Fabrizio, in un disperato tentativo di
sfuggire all’arrivo dell’età adulta, si rifugia nei boschi, nei suoi giochi,
trascinandosi una Laura sempre più soggiogata. Insieme i due ragazzi scoprono
le rovine di una città abbandonata, Fabrizio con un inganno la trascina in un
labirinto sotterraneo ed è lì che l’approccio col sesso ha inizio. Si
autoproclama re della città segreta ed impone a Laura di restare con lui
in quel luogo, di divenire così la sua
regina e continuare a giocare per sempre.

Laura vorrebbe, ma non può poiché la
sera i genitori non le permettono di restare fuori.

Fabrizio la scaccia e la tratta
crudelmente.

La devota insistenza di Laura è
impagabile, ritorna sempre nella foresta da Fabrizio e allestisce fra i ruderi
una casa con l’orologio e la tavola apparecchiata, ricostruendo così, la realtà
esterna, convenzionale che Fabrizio rifiuta, per questo motivo distrugge,
mascherato da re e da buffone, l’opera di Laura. Tra i due s’inserisce il
personaggio inquietante di Silvia una ragazzina viziata dalla quale Fabrizio è
attratto.

Masochisticamente, Laura, innamorata,
accetta di diventare la vittima dei perfidi giochi dei due, preda di battute di
caccia a sfondo dichiaratamente erotico, ma nonostante tutto, li segue e ne
diventa l’ancella nei vari rituali che i due, divenuti re e regina della città
segreta, compiono.

Laura, soggiogata ed esclusa da ogni
atto sessuale, pettina Silvia preparandola ritualisticamente ai giochi erotici,
ed assiste all’intrecciarsi dei due corpi nudi sul bianco letto pagano che lei
stessa ha allestito per loro sul prato. Fino al giorno che, approssimandosi la
fine dell’estate, Silvia comunica a Fabrizio che presto dovrà andare via, ma
lui non vuole lasciarla ed insieme alla fedele Laura, l’ultimo giorno, la
conduce nei sotterranei cavernosi della città segreta. S’inoltrano nel
labirinto sotterraneo dove, fingendo di non ritrovare la strada per uscire,
Fabrizio impone a Silvia di restare per sempre con lui.

Silvia, terrorizzata da una così
assurda richiesta, è colta da crisi di pianto, mostra tutta la sua debolezza di
bambina paurosa, ha perso l’arroganza e la crudeltà che aveva.

Fabrizio la scongiura di rimanere
sempre con lui, lì, per sempre come sua compagna di giochi eterna, la stringe,
la supplica, ma Silvia piange disperata. Fabrizio comprende l’impossibilità di
trattenerla, e quindi la uccide. Manda via Laura. Lui rimane solo, intrappolato
nel suo cerchio magico, in eterno.

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